7°FFF – Gli ospiti – Wilma Labate

WILMA LABATE


Dopo essersi laureata in filosofia, nel 1979 collaborò con la RAI girando diversi documentari. Negli anni Ottanta realizzò numerosi documentari industriali per poi girare nel 1990 il suo primo mediometraggio, Ciro il Piccolo, ambientato in una Napoli notturna e non stereotipata.

Nel suo lavoro ha affrontato spesso temi scomodi e di forte impatto sociale. Nel 1992 realizzò il suo primo lungometraggio, Ambrogio, che narra la storia di una ragazza che vuole diventare capitano di lungo corso ma che, vivendo negli anni sessanta, trova numerosi ostacoli. Nel 1996 replicò con La mia generazione, interpretato da Francesca Neri, Silvio Orlando e Claudio Amendola, che narra del viaggio di un detenuto politico e di un capitano dei carabinieri da Sud a Nord a bordo di un cellulare blindato: la pellicola fu scelta per rappresentare l’Italia al premio Oscar nella categoria “miglior film straniero”.

Nel 1997, per la serie “Alfabeto italiano”, ha girato Lavorare stanca, presentato al festival di Locarno. Nel 2000 ha realizzato Domenica, ancora con Amendola e ancora in una Napoli segreta e malinconica: nell’arco di una giornata nasce un profondo rapporto tra un malandato poliziotto e una piccola orfana. Del 2001 è invece il radiodramma Dulhan la sposa, che le valse la vittoria nel Prix Italia.

Insieme ad altri registi prese parte al film corale Lettere dalla Palestina, presentato al Festival di Berlino nel 2003; dello stesso anno è Maledetta mia, selezionato al Festival di Venezia.

Nel gennaio del 2008 esce al cinema Signorina Effe, con Valeria Solarino e Filippo Timi; la storia di un’impiegata della FIAT nell’anno della “Marcia dei 40.000”.

Più recentemente, dopo un’esperienza di insegnamento in una scuola di cinema, gira con i suoi allievi Qualcosa di noi .

Nel 2018 è la volta di Arrivederci Saigon, presentato al Festival di Venezia, incredibile avventura in Vietnam di una band al femminile, Le Stars, durante la guerra nel 1968.

Fra un film e l’altro Wilma Labate gira molti documentari, da Genova 2001 alla Palestina, agli anarchici odierni alla fatica del lavoro, convinta che il documentario sia una forma espressiva autentica e necessaria. Tra gli ultimi lavori “Raccontare Venezia”, “Le navi dei veleni” e “Qualcosa di noi”, storia dell’incontro tra una prostituta e un gruppo di giovani aspiranti scrittori. Tra i lungometraggi ricordiamo “La mia generazione”, un viaggio da sud a nord di un furgone blindato con a bordo un capitano dei carabinieri e un detenuto politico. “Domenica” che racconta Napoli attraverso gli occhi di una bambina dal futuro incerto e un poliziotto gravemente malato. “signorinaEffe” che racconta la storia d’amore fra un’impiegata e un operaio della Fiat durante i 35 giorni di lotta fuori ai cancelli della fabbrica nel 1980.


Solaria film srl nasce nel 2013 per promuovere la linea editoriale del produttore Emanuele Nespeca, realizzando nel documentario “Io Sono Nata Viaggiando” di Irish Braschi, in collaborazione con Rai e NBC Universal, “Redemption Song” di Cristina Mantis, premio Rai Cinema al Festival Internazionale Visioni dal Mondo, “Quest’Italia Suona il Jazz” di Marco Guelfi in collaborazione con Cinecittà Luce. “Arrivederci Saigon” di Wilma Labate, Fuori Concorso sezione Sconfini alla 75° Mostra del Cinema di Venezia ed “Entierro” di Maura Morales Bergmann sono gli ultimi lavori di documentario. Nel 2015 realizza per Discovery Italia canale DMAX “Due rugbisti e una meta” una serie tv in onda durante il campionato Sei Nazioni. Produce per il cinema in coproduzione con la società Svizzera Peacock “7 Giorni” di Rolando Colla nel 2015 e sempre dello stesso regista “Quello che non sai di me” nel 2018; coproduce lo stesso anno “Il Banchiere Anarchico” di Giulio Base. In lavorazione “White Flowers” di Marco De Angelis e Antonio Di Trapani, in sviluppo “GlassBoy” di Samuele Rossi, un live action per bambini, premiato dal contributo Creative Europe Media Programme.

ARRIVEDERCI SAIGON

Si fanno chiamare “Le Stars” e hanno il look tipico delle ragazze beat degli anni Sessanta: capelli e gonne corte, pantaloni stretti e occhi bistrati di nero. Sono Rossella, Viviana, Daniela, Franca e Manuela, una delle poche girl band italiane dell’epoca. Formano il gruppo nel 1967 e ottengono subito un discreto successo. Suonano bene e la cantante Rossella ha una bella voce, calda e roca. Sono giovanissime e vengono tutte dalla provincia industriale toscana, la provincia rossa d’Italia, quella delle case del popolo e del PCI.
Uscire da questa provincia per loro è un sogno, ma siamo nel 1968 e tutto è possibile. Ricevono un’offerta che non si può rifiutare: una tournée in Estremo Oriente: Manila, Hong Kong, Singapore. Le Stars non hanno mai preso un aereo, non sono mai state all’estero, parlano un inglese stentato, imparato sui testi delle canzoni americane, ma si buttano con entusiasmo in questa nuova avventura. A Manila, però, le cinque ragazze scoprono la verità: il loro impresario ha stipulato un accordo con un ambiguo intermediario filippino, la loro vera destinazione è il Vietnam e il loro nuovo pubblico i soldati delle basi militari. Le Stars non hanno i soldi per il volo di ritorno e si ritrovano così su un aereo militare diretto a Saigon.
Mentre le famiglie le credono in Oriente a mietere successi, le ragazze conoscono la guerra e i giovani americani costretti a combatterla, a volte senza capirla. Imparano a suonare il soul, la musica dell’anima tanto amata dai soldati neri. È soprattutto per loro, per i giovani soldati afroamericani che affollano le prime linee più dei bianchi, che Le Stars suonano durante i tre mesi della loro avventurosa tournée in Vietnam.
Non è un pubblico facile, ma Rossella con la sua voce intensa e sensuale, riesce a conquistarli. Diventano amici, qualcuno muore, qualcuno le ascolta nel concerto successivo. Le ragazze legano in particolare con i giovani che insegnano loro le parole dei brani musicali – alcuni di loro sanno anche suonare – e con il tecnico tedesco che le accompagna di base in base.
Il ritorno in Italia, però, è amaro. Per le famiglie, gli amici, i compagni della sezione del Pci, gli studenti protagonisti del ’68, le Stars sono da emarginare. Per chi ha suonato per gli yankees non c’è nessuna pietà. E così la storia della loro tournée fra Saigon e le basi americane è rimasta sepolta per cinquant’anni, quasi come una colpa di cui è meglio dimenticarsi.
Oggi sono tutte tranquille signore di provincia. Vivono tra la Toscana e la Sardegna. La musica non le ha mai abbandonate e quei mesi a cavallo fra il 1968 e il 1969 hanno cambiato per sempre le loro vite in maniera imprevedibile. Perché là, fra il Mekong e gli altipiani piovosi, hanno imparato cose che i loro coetanei in Italia non potevano capire. E hanno vissuto in prima persona il significato di una piccola, grande parola. Soul.

NOTE DI REGIA

Fu proprio una manifestazione contro la guerra in Vietnam la mia prima esperienza in piazza. Ero solo una ragazzina però mi sentivo parte di un’onda che stava travolgendo il mondo, la certezza di stare nel posto giusto. Non mi sono mai sentita sola nel ’68, e nemmeno infelice perché credevo di poter cambiare il mondo. Mentre in Italia i giovani occupano le scuole, rinnegano l’autorità di una famiglia patriarcale, rivoluzionano i costumi governati dalla chiesa cattolica e decidono di essere soggetti politici, cinque ragazzine della provincia toscana imparano il Soul insieme ai soldati afroamericani in Vietnam.
Ho voluto raccontare queste cinque donne da donna, con uno sguardo che cerca di cogliere la complessità dell’identità femminile e il fascino di un’esperienza tanto ricca di emozioni, e uno stile privo di retorica che sceglie il racconto della dimensione umana.
Con un linguaggio asciutto come la sporca guerra che fa da sfondo, il film segue la narrazione realistica degli avvenimenti, utilizzando i filmati di cui sono pieni gli archivi in corrispondenza delle date indicate nei diari delle ragazze. Rispettando la scaletta dei loro concerti per la colonna musicale e magari organizzando un concerto con gli allievi della loro scuola di musica che sopravvive con pochi mezzi da anni e con le signore, ancora una volta sul palco, che ancora la sanno lunga in fatto di soul.
Le parole, i ricordi, gli incontri e i volti del presente sono parte fondamentale della narrazione, senza i quali si rischia di cadere in un reducismo nostalgico o quasi museale. Ho voluto raccontare le ribelli sognatrici e stravaganti che ancora si celano dietro queste signore di mezza età. E restituire loro l’orgoglio di una vicenda di cui si sono sentite troppo a lungo ingiustamente colpevoli.
La loro avventura in Vietnam è un folgorante romanzo di formazione: è il ’68 fuori da slogan e luoghi comuni, un ’68 che ai giorni nostri sarebbe semplicemente impensabile.
Ma perché tutto questo sia legittimato nel nostro presente serve anche il senso prospettico che ci danno le immagini d’epoca, la loro capacità di catapultarci in quei giorni. La guerra del Vietnam è ancora oggi un pozzo senza fondo di immagini di repertorio, anche negli archivi italiani. E sono utilissime a ricostruire con forza il preciso contesto di quei mesi, senza dare per scontato che il nostro spettatore si orienti da solo, senza sforzo, in quella guerra.
Ma non è solo la guerra che viene fuori lungo questo racconto, anzi. C’è lo scenario avventuroso e dolente, con le basi sperdute nella giungla, nel backstage della guerra e delle soste spaventate in attesa dello scontro, degli scambi d’affetto rubati, della fame, della pioggia e del caldo soffocante. Dei concerti e della musica che ha dato il coraggio alle protagoniste di arrivare fino a laggiù e di vivere un’esperienza tanto intensa.
È la storia di una passione che ancora oggi, alle cinque mature signore, riempie la vita di felicità.

GIAMPAOLO SIMI


Giampaolo Simi ha pubblicato con Einaudi Il corpo dell’inglese (2004) e Rosa elettrica (2007) e con Sellerio Cosa resta di noi (Premio Scerbanenco 2015), La ragazza sbagliata (Premio Chianti 2018) e Come una famiglia (2018). I suoi libri hanno ricevuto vari premi e sono stati tradotti in Francia (nella «Série noire» di Gallimard e presso Sonatine) e in Germania (Bertelsmann).


Un documentario diretto da
WILMA LABATE
con Viviana Tacchella, Rossella Canaccini, Daniela Santerini e Franca Deni
nel ruolo di se stesse, ovvero LE STARS

CREDITI
Regia
Wilma Labate
Soggetto
Wilma Labate e Giampaolo Simi
Fotografia
Daniele Ciprì
Montaggio
Mario Marrone
Suono
Musica
Gianfranco Tortora
Ratchev & Carratello
Produttore artistico
Gianluca Arcopinto
Prodotto da
Emanuele Nespeca Gabriele Trama
Una produzione
Solaria Film, TraLab con Rai Cinema
In collaborazione con gli Archivi
AAMOD – Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico
Istituto Luce Cinecittà
Rai Teche
Ufficio stampa
Studio PUNTOeVIRGOLA
Distribuzione italiana
Istituto Luce Cinecittà
Distribuzione internazionale
Rai Com

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