8° FFF – L’angolo degli Autori –”MAMI WATA”

Gaia è una bambina di colore che vive insieme alla nonna adottiva in una casa rurale, con annesso un terreno che la nonna coltiva. Un giorno, mentre sta innaffiando una piantina di gigli bianchi, vede tre uomini (di cui uno tiene per mano una bambina) parlare di rifiuti da sotterrare illegalmente nel suo terreno. Il giorno dopo, Gaia incontra la bambina che stava con i tre uomini, di nome Cristina, e le due diventano amiche. La sera stessa, quando Gaia rincasa, vede il padre di Cristina che cerca di corrompere con del denaro la nonna per poter effettuare gli scarichi illegali, ma la nonna rifiuta e minaccia di denunciarlo. Nel frattempo, la piantina di gigli è ormai appassita: Gaia incolpa di ciò il padre di Cristina. Allora, la sera, Cristina litiga con lui accusandolo di star distruggendo il terreno e fugge via nella campagna, ma a un certo punto cade in un fosso occultato da alcune piante, sbatte la testa su un contenitore di latta e perde i sensi. È notte, la madre e il padre la stanno cercando, la chiamano. A un certo punto, il padre si accorge del fosso e trova il corpo stremato della bambina. I due genitori piangono, urlano, la abbracciano. Nel frattempo, dalla sua casa Gaia sente le urla e corre fuori; raggiunge i genitori di Cristina e si ferma a guardarli, mentre una lacrima le solca il viso. Il padre si accorge di lei, i due si guardano, piangendo entrambi. Un giglio bianco spunta accanto al corpo di Cristina.

NOTE DI REGIA

Il cortometraggio mira a sensibilizzare gli spettatori sul tema della salvaguardia dell’ambiente, a cui sono connessi anche altri temi minori: l’importanza della conservazione delle tradizioni (nella figura della nonna), la valorizzazione delle diversità (nella figura delle due bambine), la lotta alla corruzione (nella figura del padre di Cristina).La natura è rappresentata dalle due bambine: Gaia per la sua forza e vitalità, Cristina per la sua purezza e incontaminatezza. Le due bambine nel cortometraggio sono le due facce della stessa medaglia: l’ambiente incontaminato. All’inizio del corto, la bambina albina disegna un giglio bianco, lo stesso giglio che la bambina di colore cura ogni giorno nel terreno della nonna. Il giglio appassiscea causa dell’inquinamento e contemporaneamente Cristina cade in un fosso scavato dall’impresa del padre per sotterrare i rifiuti, sbattendo la testa; Cristina, quindi, è il giglio, e cioè la natura incontaminata che viene deturpata dall’uomo.Mai come oggi, dopo questo periodo di quarantena, si sta incominciando a percepire il male che provoca l’inquinamento: le immagini del mare limpido o dei fiumi puliti sono entrate nella coscienza di tutti e non bisogna lasciarle affievolire, affinché non vengano ripetuti gli stessi errori. Gli occhi innocenti delle due bambine sono, a mio modesto parere, il veicolo migliore per esprimere questo importante concetto.

The short film aims at raising awareness about the environment, to which other minor themes are also connected: the importance of preserving traditions (in the figure of the grandmother), the enhancement of diversity (in the figure of the two girls), the fight against corruption (in the figure of Cristina’s father).Nature is represented by the two girls: Gaia for her strength and vitality, Cristina for her purity and pristine nature. The two girls are the two sides of the same coin: the pristine environment. At the beginning of the short, the albino girl draws a white lily, the same lily that the black girl treats every day in her grandmother’s land. The lily withers due to pollution and at the same time Cristina falls into a ditch dug by her father’s company to bury the waste, banging her head; so, Cristina is the lily, the uncontaminated nature that is defaced by man.Today, after this period of lock down, you are beginning to understand the evil caused by the pollution. Images of clean sea or clean rivers entered the consciousness and it is necessary not to weaken it, so that the same mistakes are not repeated. The innocent eyes of the two girls are, in my humble opinion, the best vehicle to express this important concept.

Trailer Mami Wata from Paola B. Ortolani on Vimeo.

PAOLA BEATRICE ORTOLANI

PAOLA BEATRICE ORTOLANI

Paola Beatrice Ortolani nasce a Napoli. Nel 2017 si laurea all’Accademia di Belle Arti di Napoli in Fotografia, Cinema e Televisione con votazione 110/lode. Nel 2016 tiene il corso pratico di camera oscura “A luci rosse” presso il Centro di Fotografia Indipendente di Napoli, dove apprende le tecniche di base della stampa analogica. Nel 2017 segue il corso di illuminotecnica per il teatro tenuto dal light designer Guido Levi nel progetto “Titanogonia per Prometheo” del Ministero per i Beni Culturali presso “The Beggar’s Theatre – Il Teatro dei Mendicanti” e, successivamente, la masterclass di fotografia con il direttore della fotografia Roger Bonnici all’ASCI – Scuola di cinema di Napoli. Nel maggio 2018 vince il primo premio nella categoria “Luce e arte” per il concorso “Riprendi-ti la città”, organizzato da AIDI – Associazione Italiana Illuminazione. Nei mesi di ottobre e novembre 2018 partecipa alle selezioni del corso di direzione della fotografia presso il Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma con posizionamento 7/12, dove frequenta anche il Laboratorio di fotografia intensiva con il direttore della fotografia Giuseppe Lanci. Lavora come operatore di camera e direttore della fotografia e fa esperienze nel campo cinematografico come assistente operatore e aiuto fotografia, tra cui il film “Il Giovane Pertini, combattente per la libertà”, con regia di Giambattista Assanti, candidato ai David di Donatello 2020. Il cinema è presente in ogni fibra del suo essere e ha scelto di approcciarsi alla regia con il cortometraggio “Mami Wata”, scritto durante il periodo di quarantena, per la necessità sempre più forte di valorizzare l’importanza dell’ambiente e della bellezza della diversità (biologica ma anche culturale).Da settembre 2020 collabora con la “Bottega fotografica” di Enzo Truppo, con cui realizza vari progetti di video arte. I suoi interessi riguardano la fotografia (digitale e analogica), la video arte, l’illuminazione e la direzione della fotografia nel cinema, che è il suo obiettivo professionale.

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