8° FFF – L’angolo degli Autori –”SAUDADE”

Alex, un atleta medaglia d’oro, escluso dalle Olimpiadi successive per doping, e che vuole tornare a gareggiare. Sandro, un allenatore escluso dall’atletica del suo paese a causa delle sue denunce su atleti dopati della Federazione. Carolina, campionessa di pattinaggio ed ex fidanzata di Alex, squalificata per avergli fatto evitare un controllo antidoping.


Saudade è una storia di redenzione e fiducia, una battaglia per dimostrare che tutti meritano una seconda possibilità, ma non a tutti è concessa.

Three years later his doping disqualification from London 2012, Alex wants to race walk again, and asks Sandro Donati, the man who denounced him to WADA, to train him: he’s the right man to reach the Rio 2016 Olympics, showing that Alex can win without doping.
Sandro doesn’t trust him, but he sees the possibility of taking revenge on the corrupt Athletics federation, so he accepts. Alex wants to prove that now he’s a different person, above all to his ex-girlfriend Carolina, disqualified for covering Alex in a surprise doping test.
After exhausting training sessions and incredible results, the bond between Sandro and Alex is strengthened, when a new positivity destroys everything. Carolina doesn’t believe that Alex is innocent, but Sandro trust him. Alex fights to prove his innocence before Olympics:
they fly to Rio, testifying at the TAS trial, but the sentence is confirmed. Even if he loses his battle, for the first time he wins the respect and the trust of a man, Sandro.

DIRECTOR’S NOTE

Amo le storie di personaggi che lottano per dimostrare chi sono, anche contro l’opinione di tutti. Mi piacciono le storie di falliti, perdenti, persone che vengono dal nulla, dalla periferia del mondo, geografica e umana. Persone che devono dimostrare chi sono realmente, quando nessuno crede più in loro. Mi interessano storie in cui vedo qualcosa di mio, per questo mi sono innamorato della storia di Alex e Sandro, decidendo di raccontare qualcosa di mio tramite la loro storia. Penso che ognuno di noi si è trovato almeno una volta nella condizione di riguadagnarsi la fiducia o decidere se fidarsi di una persona che ci aveva tradito. In “Saudade”, racconto la fiducia che decidiamo di dare alle persone che amiamo, e se siamo disposti a dare loro una seconda occasione dopo che ci hanno tradito. Sapevo chi erano Alex Schwazer e Carolina Kostner da tempo, ma ho deciso che il film che volevo fare li riguardava solo dopo aver conosciuto Sandro Donati.

SANDRO DONATI

Sandro Donati è stato un grande allenatore sportivo negli anni ’80, escluso perché aveva denunciato gli atleti che facevano uso di doping, e i loro allenatori che li spingevano a farlo. Da allora Sandro ha iniziato a lavorare all’agenzia antidoping internazionale, la WADA, denunciando tra gli altri anche Alex Schwazer, alla vigilia dei giochi olimpici di Londra 2012. Ed è proprio a lui che Alex ha chiesto di aiutarlo, quando ha deciso di tornare a marciare nel 2015.

Questa doppia rivincita, questa seconda occasione che si ritrovano ad avere Alex e Sandro, è stata la cosa che mi ha fatto dire: è il film che voglio scrivere. Saudade parla dell’opinione che abbiamo delle persone che amiamo, la fiducia che siamo disposti a dare e gli altri sono disposti a fidarsi di noi.

ALEX SCHWAZER

Saudade è anche l’occasione per parlare della immagine pubblica e privata dei personaggi famosi, di come siamo pronti a incensarli e distruggerli poco dopo. Per me Saudade è una storia internazionale, che parla di doping ma soprattutto di rapporti umani.
Il tono che mi piacerebbe usare per questa storia è un’unione tra dramma e ironia, tra thriller e il film di rapporti. Mi piacerebbe che Saudade fosse un film come Foxcatcher, di Bennett Miller, che ho amato molto, in cui un evento sportivo diventa un modo per parlare di personaggi, di rapporti. Il genere diventa il modo per comunicare al grande pubblico una realtà umana e universale. Inoltre voglio che ci siano le ragioni di tutti i personaggi protagonisti coinvolti: voglio che capiamo le scelte e le emozioni di Carolina, come capiamo le scelte opposte che fa Sandro. Come dice un grande regista come Asghar Farhadi, i drammi moderni sono quelli dove tutti hanno ragione, e schierarsi da una parte o dall’altra porta a una scelta dolorosa e a un sacrifico. Anche gli errori sono stati commessi per una ragione, per una scelta che abbiamo fatto in quel momento della nostra vita.

“Saudade” è stato finalista del Premio Solinas 2019, vincendo il percorso di sviluppo alla Maddalena. Dal primo soggetto ho sviluppato una scaletta, un trattamento e una prima versione di sceneggiatura, poi sviluppata in nuove versioni, e tutt’oggi in lavorazione e miglioramento, a cui si sono aggiunti anche dei documenti grafici come un moodboard. L’originalità del progetto è raccontare una tematica umana e universale come quella della fiducia nei rapporti umani, soprattutto dopo un tradimento, in un genere cinematografico poco sfruttato dal mondo italiano come il racconto sportivo, e in uno sport poco raccontato a livello mondiale,
come la marcia olimpica (Race Walking), a differenza di pugilato e auto. Anche il pattinaggio artistico è uno sport poco visto sullo schermo (di recente solo l’opera “I, Tonya”), e mi permette di raccontare anche due approcci differenti allo sport: chi è felice nel praticarlo e chi è felice soltanto nelle vittorie che esso può procurargli. Questa differenza già si può vedere negli sport di Carolina e Alex, e il loro modo di viverli: Carolina pratica uno sport elegante e bello, e lei si sente felice solo quando è sul ghiaccio; lei compete per pattinare, non pattina per competere. Alex invece pratica uno sport brutto e faticoso, dove non c’è alcuna gioia se non nella vittoria. Vincere è l’unica cosa che può dare un senso a quella fatica. Il suo percorso sarà quello di capire di avere ottenuto qualcosa anche da una sconfitta, ma la conquista di scoprire le persone e i rapporti che ha trovato nel percorso.
L’originalità di “Saudade” è anche nel raccontare il mondo del doping non soltanto tramite un racconto edificante su uno sportivo che fa uso di doping e viene scoperto, come in “The program” su Lance Armstrong, ma anche nel raccontare il doping come un mondo nascosto ma strutturato a livello mondiale e spesso all’interno delle Federazioni, organizzato e promosso da molti professionisti del mondo sportivo, medico e amministrativo, con un intreccio di interessi personali, che spesso partono dal passato (anni ‘80). Mi interessa raccontare il punto di vista di Sandro Donati che ha combattuto il Doping per anni, capendo che il doping non è solo una colpa degli sportivi, ma spesso del mondo attorno a loro che li spinge a fare quella scelta. Per questo mi interessa un racconto cinematografico che non demonizzi l’atleta dopato, ma che mostri invece la consapevolezza del suo errore e la sua battaglia per dimostrare a tutti di riuscire a correre e vincere ancora senza l’uso di doping, dimostrando che dagli errori si può imparare, e si può cambiare. D’altro canto nel film è anche emozionante il momento in cui Alex capisce che non tutti accettano di vedere una persona cambiare, imparare dai propri errori e tornare a combattere. Spesso per molti è più semplice che una persona rimanga il capro espiatorio che ci serve per sentirci migliori. E il personaggio di Alex penso che sia incredibilmente complesso e sfaccettato, che mi ha portato a inserire dei flashback emotivi per mostrare da un lato la sua ambizione, dall’altro il suo rapporto con il padre, uno dei motivi per credere che l’unico modo per essere amati e accettati è vincere. Mi interessa poi il conflitto in Sandro tra il desiderio di vendetta e rivincita con un mondo che l’ha brutalmente escluso per averne denunciato le bruttezze e il senso di colpa che lo tormenta, a causa di un errore di valutazione già commesso e che ha portato alla morte di un’atleta, oltre la tragica consapevolezza che la sua stessa presenza è un pericolo per chi allena, coinvolgendo tutti nella sua battaglia. E mi interessa anche il punto di vista di Carolina, ragazza tradita dall’uomo che amava e con cui immaginava un futuro, che si ritrova a diventare una ragazza più dura e meno aperta e vulnerabile, concentrandosi più su se stessa, e non farsi più tradire dai sentimenti. Ma nonostante tutte le contraddizioni e conflitti che muovono i personaggi, una domanda è quella che tutti si pongono continuamente: di chi posso fidarmi?

ALESSANDRO PADOVANI

ALESSANDRO PADOVANI

Alessandro Padovani (Pedavena, Italia, 1993) nato in un piccolo paese sotto le Dolomiti e diplomato a Roma al CSC in Sceneggiatura. Come sceneggiatore ha vinto il Premio Mattador nel 2013 ed è finalista nel 2018, ha vinto il Premio Vincenzoni nel 2015 e di nuovo insieme a Lorenzo Bagnatori nel 2016. Nel 2019 è finalista del Premio Medusa (con Lorenzo Bagnatori) e del Premio Solinas con “Falsa Partenza” (“Saudade”). Dal 2018 Scrive i corti “Una Giacca” per Armani e “Oltre il fiume” per Jolefilm, premio RIFF 2019, e il documentario “Brotherhood”, regia di Francesco Montagner, prodotto da Nefertiti Film e Netprodukce,
vincitore del premio CSC SIAE, WEMW 2019, EURIMAGES. Nel 2019 vince il premio “Una storia per Emergency” con “Ape Regina”, prodotto da Wildside e RAI Cinema, premiato ad Alice nella città – Festa del Cinema di Roma. Movida è il suo primo documentario da regista,
miglior documentario al SalinaDocFest e presentato ad Alice nella Città – Festa del Cinema di Roma. Nel 2020 Alessandro è selezionato come regista dalla Biennale per la Biennale Cinema College, e lavora al suo esordio di finzione.

Alessandro Padovani (1993, Italia), was born in a small village under Dolomites and he was graduated at National Film School in Rome, Italy (Centro Sperimentale di Cinematografia) in 2018. As screenplayer he won Mattador Prize in 2013, attending european project “Eastweek – Scriptwriting Workshop for New Talent”, and the Mattador Developing Price in 2018. In 2015 and 2016 Alessandro won Vincenzoni Prize for best story, and in 2017 Alessandro is selected by Armani and he created and wrote “A Jacket”, with Sara Serraioco and Lorenzo Richelmy. He worked for Jolefilm writing the short film “Oltre il Fiume”, directed by Luca Zambolin, winner of RIFF 2019. In 2019 he’s a Premio Solinas and Premio Medusa finalist, and he won Emergency Price with the short film “Ape Regina”, produced by Wildside and RAI Cinema, winning Premiere Prize in Alice nella Città – Festa del cinema di Roma. From 2018 he has been writing the film doc “Brotherhood” directed by Francesco Montagner, unreleased, produced by Nutprodukce (CZ) and Nefertiti Film (IT): they won the Developing Price When East meets West, CSC – SIAE Prize, CZ Developing Fund and EURIMAGES Fund, and they were selected by Dokincubator. In 2020 Alessandro is selected by Biennale Cinema College. Movida (2020) is his first documentary as a director, produced by MIUR and MIBACT, winner of SalinaDocFest and presented in the festival Alice nella Città – Festa del Cinema di Roma. In 2020 he’s selected by Biennale for Biennale Cinema College.

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