8° FFCF – L’angolo degli Autori –”SE A MACUGNAGA CI FOSSE IL MARE”

CONCETTA CAPUANO (60), titolare di un salone di bellezza a Domodossola, a un passo dalla Svizzera, è stanca; e lo confida alla SIGNORA CARMELA (60) che fa la permanente. In Svizzera le pensioni sono più alte, i giovani non fanno baldoria, ci sono i referendum per bloccare l’accesso agli immigrati; a lei invece, che da Napoli è venuta qui a spezzarsi la schiena, i politici di Roma daranno una miseria.
La sig.ra Carmela osserva: gli Svizzeri amano l’Italia perché qui vengono a fare ciò che a casa propria non farebbero. Anche se chi sta facendo la fatica di mettere la permanente alla sig.ra Carmela non è Concetta, ma suo figlio ANTONIO (30), Concetta si spazientisce. Ma suona il telefono; Concetta risponde.
Finita la chiamata, la sig.ra Carmela vorrebbe dirle del bellissimo cappello rosa che ha visto nella boutique di fronte; ma Concetta sbotta: è stata chiamata per un lavoro alla casa per ferie di Macugnaga.
Concetta prende l’auto e raggiunge una frazione di Macugnaga, da cui si vede il massiccio del Monte Rosa. Fa caldo; sull’asfalto il sole disegna dei miraggi d’acqua, come un’onda del mare.
Arriva alla casa per ferie; ma nota che alle finestre è stesa in disordine biancheria colorata, che il parcheggio è vuoto, sulla porta ci sono mazza e guantoni da cricket, e dall’interno viene un vociare animato. Entra.
E qui vede disgustata che gli ospiti non sono famiglie con figli; ma molti MIGRANTI DI COLORE (20-25). I migranti corrono allegri nella sala, una migrante in accappatoio si pettina i capelli, e al calcio balilla è in corso un’animata partita tra congolesi e bengalesi.
Concetta è esterrefatta; sta per andarsene, ma arriva il PROPRIETARIO (55) della casa per ferie.
Non sta però chiamando lei, ma VARÙN (25), uno dei migranti. Varùn arriva contento, e intanto Concetta nota che dietro il bancone c’è una foto, che ritrae il proprietario con la MOGLIE (55) e il FIGLIO (15).
Concetta sbotta: ma dove sono la Signora e il ragazzo? Solo adesso il proprietario la nota, e si mette a ridere, allegro e con ben altro per la mente. Spiega: sua moglie l’ha abbandonato, si è portata via loro figlio, e adesso lei e il figlio sono andati a vivere al mare.
Quindi chiama di nuovo Varùn, e spiega a Concetta: gli sta insegnando l’italiano. Fa la prova: chiede a Varùn cosa gli piace dell’Italia. Varùn ci pensa, poi risponde: «Pisa». Il proprietario ride, ammiccando a Concetta, e chiede se è proprio quella la parola. Varùn ripete: «Pisa», e si indica convinto la bocca. Il proprietario allora ha capito. Varùn vuole una Torre di Pizza; lui glie la farà preparare per cena.
Concetta è allibita. Sbotta: se deve tagliare i capelli a quella gente, non ne farà più di tre.
Intanto il proprietario continua a parlare con Varùn, e gli chiede: se il nome «Varùn» significa «Signore del Mare», qual è il nome di battesimo del proprietario?
Mentre Varùn ci pensa, il proprietario spiega a Concetta: quei ragazzi sono tutti in attesa che lo Stato dia loro i documenti e il permesso di soggiorno per vivere in Italia; e in Italia ci sono arrivati dal mare.
Così Varùn trova la parola: il proprietario si chiama Marino.

Terminato il lavoro, Concetta fa rientro a Domodossola, schifata.
È così stanca che fa un incubo ad occhi aperti: nello specchietto retrovisore, il Monte Rosa non le sembra più sorgere da un crinale boscoso, ma da una distesa d’acqua, dal mare, come i faraglioni di Capri.
Decide: i soldi sporchi avuti per quel lavoro in nero, nero come la pelle degli immigrati, vanno spesi subito.

Così entra nella boutique, e chiede di provare il cappello rosa.

Sul bancone c’è scritto di non portare nei camerini più di due capi, insieme a una riproduzione della Venusiadi Fellini, che sorge dal mare col bizzarro copricapo. Concetta tira la tenda e indossa il cappello, soddisfatta.
Ma di colpo dal camerino accanto viene un gemito femminile. Poi tonfi; e sospiri. Qualcuno lì fa sesso…? Concetta trattiene il respiro. Ascolta; col cappello in testa, sorge dalla cima della parete divisoria, e sbircia. Dal camerino accanto scappa ridendo una COPPIA di FIDANZATINI SVIZZERI (18), rivestendosi in fretta.
Il COMMESSO grida: nei camerini non più di una persona! I fidanzatini lo insultano: «Pizza–Fresser!» (“sbranatore di pizza”) e se ne vanno. Concetta Capuano resta sola col commesso. Paga il cappello, sospira; e dice una cosa sola: che per fortuna in Svizzera non c’è il mare.

Poi se ne va ancheggiando, col cappello rosa che svetta mentre si sente una canzone del 1960:


Bongo la, bongo cha cha cha, Nelle notti a Rio che si fa?
Parlami del Sud America! In testa è bello mettere
Quello che dicono laggiù Cappelli a pan di zucchero!
Forse è fantasia e nulla più. Per mille strade cantano…
Dimmelo con sincerità: Per mille piazze danzano.

Caterina Valente, “Bongo cha cha cha”:

MOTIVAZIONI

“Se a Macugnaga ci fosse il mare” è una storia vera. Il proprietario della casa per ferie che, rimasto senzai consueti ospiti, ha deciso di ospitare i migranti appena arrivati dal mare, lì confinati dalle Istituzioni che decideranno se concedere o no di permesso di soggiorno, è Gabriello Aloisi, albergatore di Giazza (Verona).
Ed è altrettanto vero il grande dolore della sua vita, l’abbandono da parte dell’amata moglie e figlio: è stato il fattore determinante della scelta. Di fronte al male ricevuto, si è impegnato facendo del bene agli altri, e ha donato la sua vita e il suo albergo, ricevendo dai migranti la riconoscenza ed affetto che duramente gli erano venuti a mancare. Di lui però da anni non si sa più nulla: gli abitanti del piccolo paese di montagna hanno reagito all’“invasione” di migranti, diffamandolo sulla stampa locale, e lo hanno costretto a chiudere per sempre l’attività, e ad andarsene. Gabriello inoltre era in precarie condizioni di salute, quindi è probabileche già guardi il progetto dal Paradiso, che si è proprio meritato… e magari donerà qualche buon consiglio.

NOTE DI REGIA

“Se a Macugnaga ci fosse il mare” ha un’idea drammatica, ma di fatto è una commedia. Il tema duro del razzismo parte da un’angolazione singolare: l’albergo dei migranti in attesa di permesso di soggiorno, e l’italianissima parrucchiera che viene in contatto con questo luogo, suo malgrado. Anche Concetta Capuano è una migrante: da Napoli è partita col sogno della Svizzera, ma la Svizzera non l’ha voluta, e lei ha dovuto aprirsi il salone al confine. Così, integrata a Domodossola, ha a sua volta odio per chiunque venga da fuori;
e l’ironia della trama si concentra su lei che sogna la Dolce Vita, destinandole un’atmosfera felliniana che è una novità nell’immaginario sul razzismo. In tal senso il progetto punta al pubblico internazionale, mentre “Bongo cha cha cha” rileva col sorriso che gli italiani sognano tutt’oggi l’emigrazione verso mete favolose.

BENIAMINO ROSA

Sono nato a Padova il 25 maggio 1988; mi sono laureato in Filosofia (triennale e magistrale) all’Università di Padova, e diplomato in Sceneggiatura e Produzione (2017) alla Civica Scuola di Cinema Luchino Visconti” di Milano. Dopo alcuni anni in cui ho realizzato cortometraggi autoprodotti e ideato lavori letterari, sono pronto ad entrare in un’ottica produttiva più strutturata, per portare la mia ricerca sulla realtà a un pubblico ampio. Credo che i film più riusciti parlino su più livelli: per chi cerca il puro divertimento è giusto che abbiano ironia e originalità; ma per chi cerca un’interpretazione del mondo devono avere una visione profonda.

I was born in Padua on May 25th, 1988; I graduated into Philosophy (Bachelor and Master) at Padua University, and into Screenwriting and Film Production (2017) at Milan Film School Luchino Visconti”. I spent some years writing literary works and filming self-produced short films; now I am ready to join the audio- visual industry, to offer my recognition about present times to a wide audience. I think each successful film has more content levels for more audience interests: who is simply looking for fun may find wise, original irony; who is looking for an interpretation of current times may find a reasoned perspective.

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