8° FFF – I vincitori

I vincitori dell’ottava edizione del FirenzeFilmCortiFestival, le menzioni speciali, i premi speciali Rivegauche

Domenica 31 ottobre, presso la Limonaia di Villa Strozzi, si è tenuta la giornata conclusiva dell’ ottava edizione del FirenzeFilmCortiFestival. Di seguito i premiati, giudicati dalla giuria presieduta da Emanuela Mascherini per i cortometraggi e dalla giuria per la sezione sceneggiature.

MIGLIOR OPERA IN ASSOLUTO
Echo di Aitor de Miguel (Spagna)

Per la capacità di contaminare, con coraggio e senza scelte comode, generi e linguaggi in un’opera solida e dal respiro internazionale, senza perdere la dimensione intima del racconto, esplorando una tematica tanto personale quanto rappresentativa del respiro del nostro tempo.

MIGLIOR FILM DI FINZIONE
Inverno di Giulio Mastromauro

Per la maturità registica a e autoriale, che unisce ricerca personale a dinamiche del cinema contemporaneo senza perdere in rigore e spessore emotivo in una circolarità di narrazione in cui ogni elemento del racconto contribuisce a saldo un equilibrio.

MIGLIOR REGIA
Inverno di Giulio Mastromauro

Per la capacità di dominare il ritmo interno alle diverse parti del film, intessendo un racconto dettagliato del percorso intimo del piccolo protagonista con un’estetica ricercata ed efficace rispetto al contenuto.

MIGLIOR SCENEGGIATURA
Echo di Aitor de Miguel (Spagna)

Per aver composto un’avvincente struttura narrativa che, attraverso vari generi, spaziando tra visione e realtà, umano e trascendente, oblio e memoria, scandisce un suggestivo racconto sulla malattia e la difficile condizione dell’anziano nella società contemporanea.

MIGLIOR ATTORE
Babak Karimi
di Inverno di Giulio Mastromauro

Per l’ interpretazione asciutta, ferma, costruita su gesti concreti ma al tempo stesso delicati. Questa performance suggerisce come il dolore spesso debba rinunciare ad esprimersi in un forma pubblica per conferire spazio alla cura di un altro più fragile di noi, in questo caso il bambino. L’attore ci fa entrare in una stanza di sofferenza in cui però l’amore predomina nell’atto di porre lo sguardo sull’altro; così ci intenerisce rafforzando la nostra empatia verso il piccolo protagonista e facendo sentire tutti noi – il pubblico – genitori e complici. 

MIGLIOR ATTRICE
Alicia Sanchez Araujo
di Echo di Aitor de Miguel

Per l’immersione che affronta, soprattutto attraverso l’uso dello sguardo, mettendo ben a fuoco l’effetto fisico ed emotivo di uno stato di confusione dato dalla perdita della consapevolezza. L’attrice definisce una personalità che pur non contenendo più il senso logico delle cose, vive comunque una tensione che scopriamo poi essere la ricerca di un appiglio che, dal ricordo, le restituirà un pezzo di realtà. Riuscire ad unire nell’interpretazione questi due vettori opposti ci restituisce una performance che dona al racconto suspence e allo spettatore tutta la tragicità di questo specifico essere umano. 

MIGLIOR DOCUMENTARIO
Taxiderman di Rossella Laeng

Soffermandosi su un aspetto della realtà tanto naturale quanto straniante, il documentario ci svela un angolo di mondo inconsueto ed inaspettato. Non è soltanto la peculiarità dell’occupazione del protagonista a suscitare curiosità, quanto le sue diverse sfaccettature assieme ai risvolti creativi e alle ambizioni artistiche. E se il lavoro del protagonista desta curiosità, le storie, le parole e le emozioni dei suoi clienti conducono allo stupore.

MIGLIOR FILM DI ANIMAZIONE
Solitaire di Edoardo Natoli

Per la sua capacità di commuovere e di raccontare in modo universale la possibilità che due solitudini, in questo caso due anziani sulla sedia a rotelle bloccati in casa, si incontrino per cominciare un nuovo amore. E per la poesia di questo racconto costruito con sapiente artigianalità in stop motion.

MIGLIOR FILM SPERIMENTALE
EX AEQUO

Wall Piano di Asma Ghanem & Co. (Palestina)
e
Let yourself rest di Kourtney Dixon (Usa)

Due film apparentemente molto distanti tra loro ma che, in realtà,  abbracciano senza timori la grande possibilità che solo il cinema può offrire: liberare l’immaginazione e trasformare il mondo. 

Let yourself rest ci immerge nel processo di autoindagine e diagnosi della protagonista e ci permette di condividere con lei, le ansie, le paure e la divertita consapevolezza su come affrontare e convivere con la narcolessia.  Il mondo grafico e colorato che evoca con leggerezza copre di fiori gli artigli del mostro che la perseguita. Un “film terapia” che sorprende per la levità della rappresentazione.

Levità che muove anche Wall piano, film che distilla un’idea tanto semplice quanto illuminata nel trasformare il più deprecabile dei muri in un’opportunità che ne disinnesca il senso tragico. Se solo conservassimo lo spirito dei bambini, la capacità di trasformare gli ostacoli e le brutture insostenibili della storia in un’occasione per tradurle in musica, che come il gioco è linguaggio universale, allora sì che potremmo cambiare il mondo. Questi due film ci insegnano ad immaginare, merce rara di questi tempi. Teniamoceli stretti.

MENZIONI SPECIALI
Una nuova prospettiva di Emanuela Ponzano

L’accurata regia, la sobria eleganza della fotografia, l’efficacia degli attori determinano la delicata armonia di questo corto. Un’autentica allegoria, in cui passato, presente e futuro si intrecciano nella storia senza tempo delle migrazioni e delle barriere. Appropriandoci della visione del protagonista, assistiamo al viaggio senza fine dell’umanità scandito dal triste ripetersi della violenza.



Schiavonea di Natalino Zangano

Per l’asciutto rigore, la recitazione misurata, un finale spiazzante con cui è ritratto l’incontro tra la giovane immigrata Ayana e Vincenzo, abitante di Schiavonea, piccola comunità marittima calabrese.

PREMIO SPECIALE RIVEGAUCHE
A Global Concert di Bernadette Wegenstein& co

Si viaggia tra Afghanistan, Austria, Brasile, Cina, Italia, Sudafrica e Stati Uniti per fermare “in movimento” un periodo della nostra storia ancora vicinissimo e lanciare così in maniera assolutamente originale un messaggio di forza e tenacia. Girato durante la pandemia e con tutte le difficoltà derivanti dalla stessa, “See Me: A Global Concert” di Bernardette Wegestein e Co è un progetto straordinario quanto innovativo, risultato della collaborazione tra centinaia di musicisti, artisti e team cinematografici di tutto il mondo.
Da rilevare il montaggio perfetto delle scene che vanno dalla voce che esegue Bach solista, a molte voci che cantano un nuovo pezzo di Reena Esmail, a centinaia di voci che celebrano il nostro pianeta nella Sinfonia Pastorale di Beethoven. Un percorso che abbraccia l’umanità intera, suoni bellissimi a spezzare il silenzio avvolgente, il potere immenso, unico della musica, ossia quello di comunicare speranza e gioia parlando senza aver bisogno di usare le parole.

Per Rive Gauche
Maria Rosaria Perilli
(Vice Direttore 8° Firenze FilmCorti Festival)

PREMIO SPECIALE RIVEGAUCHE
Loop di Nicola Raffaetà

Due uomini si confrontano come stando davanti a uno specchio e così l’uno diventa quasi il riflesso dell’altro. “Loop” è un corto dove Nicola Raffaetà affronta con puntualità, perspicacia e grande intelligenza tematiche molto contemporanee che vanno dal tradimento alla sete di vendetta, dal ripetersi ciclico delle cose e delle azioni al disordine mentale.
Un bravissimo Simone Tessa interpreta, attraverso un’eccezionale immedesimazione, il ruolo protagonista, sdoppiandosi con estrema naturalezza e scioltezza in questo film che potremmo definire un gioco fra “dentro e fuori” in cui il regista conduce abilmente lo spettatore a identificarsi con un viaggio di scoperta che mette in luce in maniera pressoché spietata i confini dell’universo individuale.

Per Rive Gauche
Maria Rosaria Perilli
(Vice Direttore 8° Firenze FilmCorti Festival)

PREMIO MUJERES NEL CINEMA
500 calorie di Cristina Spina
menzioni Al-sit, di Suzannah Mirghani (Sudan) – La veuve Saverini, di Loic Gaillard (Francia)

Il premio Mujeres nel Cinema va a 500 calorie perchè è una storia interamente al femminile che supera il cliché della bambina traumatizzata da piccola che da grande diventa pazza. La regia asciutta, la fotografia naturale e l’interpretazione magistrale delle due attrici supportano e danzano attorno ad una scrittura efficacissima.Con grande piacere vogliamo menzionare anche due dei corti in gara che ci hanno colpito sia per la realizzazione tecnica che per la forza delle figure femminili raccontate e sono Al Sit e La Veuve Saverini.

PREMIO DEL PUBBLICO

Rangers Heroes di Silene Brandi

Potrebbe essere un'immagine raffigurante una o più persone e attività all'aperto


Le Sceneggiature premiate

MIGLIOR OPERA IN ASSOLUTO
Quintana – Serie tv di Samantha Olivieri

Il genere storico è tra quelli che da sempre riscuotono maggior successo in tema di serie televisive. Con “Quintana” andiamo al 1231 d.C., nel prospero regno di Asclos, per incontrare Derion Atrir, cavaliere errante che riesce ad addestrare i giovani componenti di un gruppo assolutamente disomogeneo e, insieme a loro, sconfiggere il male.

Bel progetto, questa sceneggiatura di Samantha Olivieri, ottimo lo stile di scrittura, assolutamente “da proiezione” per una trama irresistibilmente fascinosa dove emergono i giusti dettagli e destinata non solo al puro intrattenimento, piuttosto una proposta importante, innovativa, con una sua suggestiva identità e una finezza avvalorata da passaggi precisi e limpidi anche nelle scene più complicate.

Il Vice Direttore dell’8° FFF
Maria Rosaria Perilli

MIGLIOR SCENEGGIATURA IN LINGUA INGLESE
The Whitakers di Megan Peterson (Usa)

Una famiglia si ritrova riunendosi per le feste natalizie. Il padre vedovo che si prepara a presentare la sua nuova compagna ai figli mentre gli stessi, all’arrivo, si scoprono nelle loro fragilità, delusioni, dolori.

Con “The Whitakers” Megan Peterson racconta l’amore in tutte le sue diverse forme: una sceneggiatura ben costruita, sentita come è naturale che sia per le tematiche affrontate, queste molto contemporanee, e la scrittura agile, spedita e precisa, pronta a dare al lettore immagini nette e immediate, situazioni che seducono rimanendo credibili e protagonisti solidi, perfettamente inquadrati, intorno ai quali la vicenda ruota in maniera ottimale.

Il Vice Direttore dell’8° FFF
Maria Rosaria Perilli

MIGLIOR SCENEGGIATURA IN LINGUA ITALIANA
Infinito di Martina Biscarini

30, 40, 50 anni. Tre uomini che volevano soltanto lavorare. Invece sono morti di mesotelioma per aver maneggiato l’asbeto, materia potentemente cancerogena, nella fabbrica Infinity. E c’è chi la morte la sceglie, e quando si accorge di aver sbagliato, è troppo tardi.

Un incontro del “dopo” questa storia forte e vera, dolorosa, raccontata da Martina Biscarini, che gestisce con grande talento una narrazione di qualità, una sceneggiatura che ben descrive ambienti e circostanze, e in cui i personaggi non sono piatti, ma hanno sempre più angoli e, soprattutto, comunicano uno con l’altro in maniera interessante e sagace.

Per disvelarsi in un finale intelligente, inaspettato, di grande coinvolgimento emotivo.

Il Vice Direttore dell’8° FFF
Maria Rosaria Perilli

SECONDO CLASSIFICATO – SCENEGGIATURE IN LINGUA INGLESE
Firenze di Steve Birger – Michael Lucid (Usa)

SECONDO CLASSIFICATO – SCENEGGIATURE IN LINGUA ITALIANA
La vittima designata di Gabriele Parodi

Quando, per un caso fortuito, ci si trova a scoprire se stessi nel pensiero degli altri, il modo in cui ci vedono le persone che intorno a noi ruotano e le decisioni, una in particolare, inaspettata e terribile, che qualcuno potrebbe aver preso.

Questo è quanto accade al professor Stenzel Lohmann, brillante docente alla University of California – Berkeley. Lui, “La vittima designata” nella sceneggiatura di Gabriele Parodi, esempio riuscito di narrazione perfettamente visiva, immagini funzionali in un thriller ben condotto dal punto di vista linguistico e con un’eccellente disegno, molto accattivante nel suo essere “sociale” e quindi pronto a lasciare, di scena in scena, tutti col fiato sospeso.

Il Vice Direttore dell’8° FFF
Maria Rosaria Perilli

TERZO CLASSIFICATO – SCENEGGIATURE IN LINGUA INGLESE
Forced di Erin Dooley (Usa)

TERZO CLASSIFICATO – SCENEGGIATURE IN LINGUA ITALIANA
Il dolore degli altri di Valentina Casadei

Un padre dottore e un figlio attore si ritrovano nell’ospedale dove entrambi lavorano per partecipare a degli esercizi di mediazione. Ed ecco che il loro legame, già perduto, subisce una nuova scossa, viene ancora rimesso in discussione.

Con “Il dolore degli altri” Valentina Casadei propone una sceneggiatura intrigante e avvincente, trattando un argomento attuale, di grande impatto, attraverso una penna molto attenta che permette di cogliere i rapporti umani, familiari nello specifico, in tutta la loro complessità, e al tempo stesso realizzando in maniera compiuta la struttura narrativa riscontrabile solo nei migliori racconti cinematografici.

Il Vice Direttore dell’8° FFF
Maria Rosaria Perilli

PREMIO SPECIALE ELENA BERTOLDI
Angelo di Stefano Rovetto

Ph Filippo Romanelli

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