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6° FIRENZE FILMCORTI FEST – “IL SIGNOR ROTPETER” DI ANTONIETTA DE LILLO

  |   Festival, Film Corti   |   No comment

Il 1° giugno  – Prima visione a Firenze.

Il 6° Firenze FilmCorti Festival avrà, tra i suoi ospiti, Antonietta De Lillo, che presenterà il suo ultimo film, “Il signor Rotpeter”, tratto da un racconto di F. Kafka e interpretato da Marina Confalone. E’ stato presentato alla Mostra del cinema di Venezia riscuotendo un grandissimo e unanime successo di pubblico e di critica. L’evento speciale del Festival si svolgerà il 1° giugno alle ore 18.00 a Le Murate. Progetti Arte Contemporanea.

Ecco cosa dice del film la Regista Antonietta De Lillo:

Antonietta De LilloTutto ha avuto inizio quando Marcello Garofalo mi segnalò la performance teatrale del testo. Una relazione per un’Accademia, ideata e interpretata da Marina Confalone, una delle attrici a mio avviso più importanti del panorama italiano. Sono così andata a Napoli a vedere la sua messinscena in un’aula dell’Università Federico II e ha preso forma dentro di me l’idea di far uscire il personaggio kafkiano Rotpeter dalla pagina scritta per farlo vivere in una Napoli contemporanea, attraverso una lunga intervista.
Con tutte le peculiarità del cinema di finzione ho realizzato il mio primo ritratto a un personaggio immaginario nato dalla penna di uno scrittore.
Quello che mi aveva colpito della lezione del signor Rotpeter era la sua ricerca disperata di una “via d’uscita”. È da lì che, insieme a Marcello Garofalo, ho iniziato ad immaginare un Rotpeter ormai integrato, la cui via d’uscita non gli ha portato la libertà masemplicemente un modo per andare avanti.
Rotpeter è un essere vivente che, parlando di se stesso, parla della nostra condizione umana. Come lui che, per adattarsi a un mondo che l’aveva segregato, è stato costretto ad osservarlo e imitarlo, anche noi spesso siamo costretti ad adattarci a una società che sempre di più è dettata da poteri economici e che ci costringe ad assorbirla, a discapito della nostra umanità e libertà.
Il nostro Rotpeter si è trovato a dover combattere per la propria sopravvivenza ma, alla fine di questa conversazione immaginaria sente il bisogno di non lottare solo per sè stesso ma anche per gli altri.
Anch’io credo che se vogliamo uscire da una condizione che ci snatura e che ci costringe a diventare altro da noi, dovremmo seguire il desiderio del signor Rotpeter.
Antonietta De Lillo

Estratti di critica:

Un piccolo gioiello sorprendente che fa piazza pulita dell’antropocentrismo di
cui la nostra cultura si è nutrita fino ad oggi.
Alberto Barbera, Direttore Mostra D’Arte Cinematografica di Venezia

Un piccolo gioiello fuori concorso e fuori formato che tanto dice della nostraRotpeter colore sequenza 2 (1)
condizione umana. 37 minuti di cinema sperimentale, straniante, intelligente,
ironico, divertente e politico. Sicuramente “l’oggetto” più innovativo tra quello
che di italiano abbiamo visto a questa Mostra…
Gabriella Gallozzi, Bookciak Magazine

L’autrice cala quel personaggio in una Napoli contemporanea, ci mette di fronte
al suo racconto, in una serrata intervista: spingendo quel disperato e poi (quasi)
pacificato tentativo di integrazione al rango di esperienza universale…
Conchita Sannino, La Repubblica Napoli

E’ piccolo, esile e insieme grande e riflessivo, e riflette questo Signor Rotpeter,
affidato a una donna che si volle scimmia, la superba Marina Confalone, e a
un’altra donna, Antonietta De Lillo, che ne volle raccontare la metamorfosi.
Pardon, la scimmia che siamo.
Federico Pontiggia, Cinematografo.it

Esempio limpidissimo di un cinema libero e originale, fuori da ogni schematismo
e convenzione a partire dalla sua durata, 37 minuti che non ne fanno né un
corto né un lungo, che lo rendono incollocabile eppure, paradossalmente,
collocabile ovunque.
Federico Gironi, Coming Soon

Trentacinque minuti in cui un’indimenticabile Marina Confalone interpreta senza
vezzo alcuno il signore del titolo, che fu scimmia e che ha imparato a diventare
uomo per trovare una via d’uscita, per sfuggire allo zoo, al freak show cui
l’avrebbero condannato. Una voce fuori campo lo intervista, lui risponde senza
troppa felicità: ha accettato le convenzioni “per cavarsela”, come tutti noi…
Piera Detassis, CIAK

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