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La cultura cinematografica al tempo del web. L’evento mensile di Diari di Cineclub/ The monthly event of Diari di Cineclub

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Diari di Cineclub è Media Partner di Firenze FilmCorti Festival

(stefano macera) (locandine di massimo pellegrinotti)  In molti dei recenti dibattiti sulle trasformazioni della cultura cinematografica, si è sottolineato come uno dei fenomeni più rilevanti della fase attuale sia il sempre maggior numero di riviste che nascono direttamente online. Si tratta di una tendenza dalle molteplici cause, tra le quali la necessità di abbattere i cospicui costi del cartaceo, che di fatto sta contribuendo a modificare tanto le forme della scrittura quanto il rapporto con i lettori della pubblicistica legata alla “settima arte”. In tal senso, rivelatrice ci pare l’esperienza di Diari di Cineclub, una pubblicazione mensile – giunta  al suo 60° numero – che ha come direttore responsabile Angelo Tantaro, coadiuvato da Maria Caprasecca che collabora in redazione insieme a Nando Scanu. Interessante è il processo che ne ha determinato la nascita, dovuto alla convergenza di diverse spinte, una delle quali prodottasi all’interno del Cineclub Roma Fedic, i cui associati, ansiosi di far circolare quanto emergeva nelle articolate discussioni successive ad ogni proiezione, hanno in primo luogo dato vita ad un ciclostile. A breve giro, si è poi verificato quello che, concettualmente, è un salto di decenni: abbandonando una modalità di pubblicazione che l’immaginario collettivo associa a tempi lontani,  si è realizzato il sito internet del cineclub. Col tempo, però, si è fatta strada la convinzione che fosse giunto il momento di creare una rivista di più ampio respiro e, soprattutto, capace di coinvolgere il vasto e variegato panorama dell’associazionismo cinematografico italiano. Un’idea rafforzatasi nel dialogo con Marino Borgogni, allora Vice Presidente della Fedic, Presidente di Valdarno Cinema Fedic e fondatore del notiziario “Fedic Cinecl5Notizie”: a lui, scomparso prima che il progetto andasse in porto, è stato infatti interamente dedicato il 1° numero (dicembre 2012).  Ma non bisogna dimenticare gli stimoli che, in questa direzione, sono venuti anche da un importante momento di confronto collettivo con quelle che sono le molteplici facce attuali dell’audiovisione: quel Sardinia Film Festival (di cui lo stesso Tantaro è presidente) che, assieme ad altre manifestazioni, testimonia la sorprendente vivacità culturale di un’isola che, oggi, viene citata dai media soprattutto in relazione a devastanti processi di desertificazione industriale. Da queste spinte è nata un’esperienza singolare, evidentemente indicativa delle possibilità insite in un uso accorto della rete:  una testata indipendente che sembra appartenere a chi, volta per volta, ci scrive. E che fa della mescolanza tra i contributi di personalità illustri (artisti, intellettuali, critici cinematografici) e gli scritti firmati da “semplici” appassionati di cinema,  una vera e propria filosofia. In effetti, in ogni numero si registra la presenza di qualche nuovo autore, segnalata da una breve scheda che ne restituisce sinteticamente i percorsi culturali, professionali ecc. Tra i collaboratori che non necessiterebbero di particolari presentazioni, vi è Pierfrancesco Uva, pittore e illustratore che ha ottenuto numerosi riconoscimenti di settore, sempre lieto di fornire vignette su temi di attualità. A lui, negli ultimi mesi, si è affiancato un altro disegnatore talentuoso, particolarmente dotato sul versante della caricatura di personalità politiche e del mondo dello spettacolo: Luigi Zara. Non dimentichiamo poi Massimo Pellegrinotti (le locandine di questo articolo sono sue) e l’illustratore Giampietro Bazzu. Se invece parliamo di saggistica cinematografica, non possiamo non citare Roberto Chiesi, responsabile del Centro Studi-Archivio Pasolini della Cineteca di Bologna e studioso dai vasti interessi, confermati dalla varietà di temi qui approcciati. Per non dire degli articoli di Simone Emiliani – Direttore Editoriale di Sentieri Selvaggi, rivista online ormai di lungo corso –  che, ad esempio, in un bilancio controcorrente dell’ultimo festival di Cannes pubblicato nel numero di luglio-agosto 2015, ha sottolineato quanto la spinta a premiare, oltre i suoi reali meriti, i registi francesi abbia penalizzato più le cinematografie di altre paesi che non quella italiana. Ma è necessario sottolineare che Diari di Cineclub  riceve contributi qualificati anche da parte di intellettuali che si occupano prioritariamente di altre forme espressive. Si pensi allo spazio fisso curato dallo storico dell’arte Giovanni Papi, che si occupa tanto degli eventi che si svolgono  nella capitale, quanto della tutela dei valori monumentali, spaziando dalla contemporaneità all’antichità classica; ad esempio, nel numero di novembre 2015, vi è la prima parte di un intervento concernente tre importanti creazioni dell’età imperiale:  l’Anfiteatro Flavio, la Meta Sudans e il Colosso del Sole. Una presenza non casuale, bensì legata ad una precisa consapevolezza, riguardante lo statuto stesso del cinema, concepito come luogo dell’incrocio e della sintesi fra le diverse arti, da quelle visive alla letteratura e alla musica. Di più, la convinzione da cui si muove è che uno sguardo non estemporaneo alla riflessione che si svolge attorno agli altri mezzi espressivi dovrebbe essere un elemento centrale di ogni seria rivista di cultura cinematografica. CINEC2Ovviamente, sviluppando sino in fondo l’ottica secondo la quale il cinema non è un fatto a sé stante, si può andare anche oltre, evidenziandone il carattere di mezzo di comunicazione profondamente inserito nel dibattito del proprio tempo. In questo senso, non deve sorprendere l’attenzione riservata  a due figure straordinarie – e per molti versi scomode – del cattolicesimo italiano: Don Lorenzo Milani (ricordato in particolare nel marzo 2014) e Don Andrea Gallo (luglio 2014), entrambi punti di riferimento per chiunque abbia fatto propria l’idea di una chiesa veramente vicina agli ultimi. Il confronto con simili personaggi non può esser considerato come qualcosa di eccentrico, rinviando invece all’idea che il cinema stesso sia storia. Non a caso, il dibattito pubblico sul nostro passato recente, tende sempre più spesso a svilupparsi attorno a prodotti audiovisivi. E la stessa  triplice richiesta (libro, luogo, film) che un noto conduttore di Rai Storia, Massimo Bernardini, rivolge agli illustri studiosi che ospita, venuti a parlare di questa o quella fase della vicenda umana, traduce in forma semplice la consapevolezza che, ormai,  non è più possibile negare lo strettissimo rapporto tra cinema e storia, tra cinema e società. In effetti, questa convinzione è già presente nella riflessione di molti critici e saggisti, però ancora affiora, qua e là, la tendenza a concepire la passione cinefila, in sé sana, come una variante del vecchio adagio sull'”arte per l’arte”.  E peculiare rimane, a ben vedere, la costanza con cui Diari di Cineclub porta avanti questo assunto, ribadendolo di numero in numero.  Se poi si cerca l’originalità assoluta, allora non si può non confrontarsi con le specifiche modalità di distribuzione della rivista. La quale, oltre che al pubblico “indistinto” e imprevisto che si può raggiungere online, arriva a tutti i 1400 circoli del cinema sparsi nel territorio della penisola e appartenenti alle Associazioni di Cultura Cinematografica con riconoscimento ministeriale (Ficc, Uicc, Fic, Fedic, Cinit, Cgs, Ancci, Ucca, Csc). In più, vi è la singolare esperienza delle edicole virtuali, cioè dei siti internet che hanno il link alla pagina e/o pubblicano il sommario di ogni numero di Diari di Cineclub. Le edicole, in costante aumento, hanno già superato il centinaio, rinviando alla capacità di mettere comunicazione realtà socio-culturali tra loro assai differenti. Per esempio, quella connessa  al Sardinia Queer Short Film Festival – il primo festival sardo interamente dedicato al cinema a tematica gay, lesbica, bisessuale, transgender, queer e intersessuale – coesiste con diversi siti legati al mondo cattolico. Dunque, il concetto di pluralismo, sulle colonne di Diari di Cineclub  è inteso nel senso più sostanziale e meno formale possibile. Del resto, l’idea di uno scambio permanente fra diverse visioni del mondo si riflette efficacemente nel Comitato di Consulenza e Rappresentanza della rivista, composto da tre donne e tre uomini. Tra le prime troviamo una figura eminente della sinistra italiana (Luciana Castellina), una delle più importanti documentariste nostrane (Cecilia Mangini) e una precaria della cultura, i cui vasti interessi partono dal teatro e dal cinema (Giulia Zoppi). Nel secondo gruppo incontriamo un decano della critica cinematografica, firma storica di Famiglia Cristiana (Enzo Natta), il Presidente della Ficc, l’Associazione Cinematografica più diffusa (Marco Asunis) e un regista che ha sempre saputo coniugare impegno civile e qualità formale (Citto Maselli).  Ora, proprio questo dialogo fra le differenze rende più incisive, in quanto fondate su un terreno davvero solido, le battaglie che la rivista conduce. Ad esempio, a molti esponenti politici è stato chiesto di esprimersi chiaramente sullo scottante tema dell’impegno delle istituzioni verso la cultura. Dal numero di ottobre 2015 è partito un interessante dibattito su Quale riforma per il cinema italiano, con l’intervento diretto della senatrice del Pd Rosa Maria Di Giorgi, che ha esposto il Disegno di Legge sul Cinema e sull’Audiovisivo di cui è prima firmataria. A questo contributo si affiancava una nota di Ugo Baistrocchi, non sempre in linea con l’ex ministro Dario Franceschini, in cui si delineavano Considerazioni e 10 consigli per una nuova legge quadro per il Cinema e l’Audiovisivo. Ma forse va citato anche un intervento non concordato: il messaggio, datato 15 novembre 2013 e pubblicato nel numero 12, con il quale l’allora Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, oltre a compiacersi per l’omaggio tributato, dieci dopo la morte, a suo fratello Riccardo, documentarista e Presidente della FICC, riconosceva il positivo ruolo dei Circoli del cinema. Certo, i rapporti con le istituzioni rimandano anche a un necessario approccio critico: le scelte del Mibact e della sua Direzione Generale Cinema vengono sempre   analizzate puntualmente e, quando è necessario, messe in discussione. Si pensi al caso – esaminato a partire dal numero di settembre 2015 – della Fondazione Barbaro, che si è vista eliminare qualsiasi finanziamento per l’anno 2015. A essa si legano almeno tre attività: la pubblicazione della storica rivista Cinemasessanta, l’annuale consegna del Premio Chaplin e la gestione della Biblioteca Umberto Barbaro, un ingente e qualitativamente straordinario patrimonio di libri e riviste sul cinema e non solo. In verità sul perché siano venuti meno i finanziamenti, peraltro non cospicui, ancora non vi sono stati chiarimenti, ma si è ottenuto il risultato di creare, attorno alla vicenda, una forte attenzione. Messaggi di solidarietà sono venuti tanto da intellettuali rinomati quanto da persone sconosciute e, in particolare, in molti hanno a preso a cuore le sorti della Biblioteca, rispetto Cincl4alla quale le scelte della DGC hanno aggravato difficoltà preesistenti, in parte legate a responsabilità dell’Amministrazione Capitolina. Da tempo le sue collezioni sono ubicate in due sedi provvisorie distanti tra loro, ma dopo gli interventi di Diari di Cineclub non sono mancare proposte interessanti per evitare ogni dispersione, alcune delle quali sono attualmente oggetto di studio.  Ovviamente, questo forte “interventismo” nel settore della politica culturale si coniuga con la spinta a misurarsi con il cinema in tutti i suoi aspetti. Oltre a informare sulle principali attività delle Associazioni Nazionali di Cultura Cinematografica, partendo da quelle editoriali, viene assegnato il giusto – e, quindi, non esclusivo – spazio ai film che escono in sala. Inoltre, a conferma  del fatto che il mondo del web non è necessariamente nemico delle forme tradizionali di fruizione della scrittura, un ampio risalto è dato ai libri che hanno per oggetto il cinema. Ma la “settima arte” viene anche esaminata in relazione alla sua capacità di evitare luoghi comuni e stereotipi nell’affacciarsi su una realtà in continua trasformazione, che ad esempio spinge al superamento dei modi tradizionali di concepire la sessualità, spesso ancorati a un’ideologia patriarcale. Perciò, una particolare attenzione è riservata a quei film che si confrontano con il mondo Lgbtqi riuscendo anzitutto a suggerire l’idea che la diversità sia un valore. Ora, si può ben dire che il culmine di questo sguardo complessivo verso un’arte sempre più articolata nelle proposte estetiche e culturali è rappresentato dalla partecipazione a ogni aspetto dell’organizzazione di due festival. Il primo è il Sardinia Film Festival, festival itinerante che si svolge, senza interruzione,  in 5 comuni della Sardegna , che fanno parte di quella pre-giura di selezione che deve visionare gli oltre mille film l’anno che arrivano da non meno di 7 continentii. L’altro festival alla cui realizzazione contribuisce Diari di Cineclub è è il Valdarnocinema Film Festival (già  Valdarno Cinema Fedic), che si svolge a San Giovanni Valdarno, nella provincia di Arezzo svolgendo da più di 30 anni un ruolo di primo piano nella diffusione del cinema indipendente in Italia. D’altronde, sebbene giornali e televisioni se ne occupino deliberatamente poco, queste manifestazioni sono tra i principali luoghi di diffusione della cultura cinematografica in Italia, muovendo spesso da una logica più libera di quella che informa i festival maggiori. E’ vero che, come s’è visto, Diari di Cineclub non rinuncia a dire la sua su questi ultimi, cercando – in linea con altre testate specializzate – di sottrarli al superficiale chiacchiericcio che viene loro riservato dai maggiori organi d’informazione. . Forse proprio  il fatto di non avere puntati addosso i riflettori del sistema dell’informazione, favorisce la caratterizzazione di molti festival sparsi nella penisola come luoghi di confronto autentico su un’arte che, se affrontata a partire dalle sue espressioni meno appariscenti, si rivela ancora dinamica e vitale. Contribuire a costruirne qualcuno, adottando una logica orizzontale, tale da non coinvolgere solo gli addetti ai lavori, non poteva non essere un imperativo per una rivista che sta attraversando tutte le nuove frontiere della cultura cinematografica.
Stefano Macera
Diari di Cineclub è scaricabile su www.cineclubroma.it e su oltre 100 siti. Per ricevere l’abbonamento gratuito on line scrivere a diaridicineclu@gmail.com

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Cinematographic culture in the Internet time. The monthly event of Diari di Cineclub

In a number of recent debates about the process of transformation which is changing the face of cinematographic culture, it has been pointed out that one of the main features of our time is the spontaneous birth of online movie magazines. This new tendency is influenced by several facts, such as, for instance, the necessity to cut down on the high cost of paper. Thus, this is greatly contributing to the transformation of both the way articles are written and the relationship which readers have established with all that is linked to the “seventh art”. The monthly publication of Diari di Cineclub – its 34th issue came out in December 2015 – is emblematic of this new tendency. Angelo Tantaro, its editor-in-chief, is helped by Patrizia Masala, vice-president of FICC (Federazione Italiana dei Circoli del Cinema), who takes care of the magazine’s Facebook page, while Maria Caprasecca works in the editorial staff. The process that led to the birth of Diari di Cineclub is compelling, since it firstly originated from within the Cineclub Roma Fedic itself. Indeed, it all started when its members felt the need to let other people know about the issues and the ideas arising during the debates that took place after the screenings. Firstly, they gave birth to a paper, which spread thanks to the cyclostyle. Cinec3Later, they made a qualitative and innovative leap, since they abandoned the old-fashioned way of printing on paper to establish the club’s web page. Nonetheless, as the days went by, it was felt the need to establish a more far-reaching magazine, that could involve the vast and varied Italian cinematographic milieu, which gathers several cinephile societies. This need was strengthened by the influence of Marino Borgogni, vice-president of the Fedic, President of Valdarno Cinema Fedic and founder of the news report “Fedic Notizie”: since he passed away before the fulfilment of this project, it was decided to dedicate the first issue (December 2012) to his memory. Further incentive to the project came from the Sardinia Film Festival (whose president is Tantaro himself), an important event where the multiple features of cinema can meet. Together with other cultural events, Sardinia Film Festival clearly shows the surprising cultural vivaciousness of an island, Sardinia, which nowadays stands out in the news only for the ongoing industrial desertification which it is facing. Therefore, the monthly online magazine Diari di Cineclub is the perfect example of the huge cultural possibilities that may come from a mindful use of the Internet: Diari di Cineclub is, indeed, an independent newspaper which can be said to belong to those who write for it. In the meanwhile, it is fostering a new philosophy, since it praises and encourages common moviegoers to write along with journalists, writers and professional film critics. As a matter of fact, every new issue of the magazine is enriched by the writing of an unknown writer, who is introduced to the public thanks to a short-written overview of his/her personal and cultural experience. Pierfrancesco Uva, for instance, is a painter and illustrator who has won multiple prizes and who contributes to the online magazine with social and political cartoons. Another talented illustrator, Luigi Zara, joined him in the meanwhile and his cartoons about the main politicians and showmen of our time are remarkable. As far as essays writing concerns, we need to touch upon Roberto Chiesi, managing director of the Centro Studi-Archivi della Cineteca di Bologna and talented scholar, as his own essays can prove. Another important figure who has to be mentioned alongside Roberto Chiesi is Simone Emiliani, whose articles are often enlightening. He is also the lead editor of Sentieri Selvaggi, a well-established online magazine. Writing about the Cannes Film Festival in an article issued in July-August 2015, he went against the flow and denounced how foreign movies (Italian ones are an exception) were largely disadvantaged by the decision of the Jury to award French filmmakers for the most part. In addition, it has to be outlined that Diari di Cineclub receives also essential cultural contributions by multiple intellectuals whose careers are not exclusively cinema-oriented. This mindful decision underlines the true essence of cinema, that is its being an important crossroad where different artistic branches, such as music, visual art and literature, can meet. Furthermore, this decision moves from the assumption that critical film theory should be linked to all the other existing forms, since films represent a key medium in our society. Giovanni Papi, for instance, is an art historian, whose articles are concerned with the safeguard of monuments from classical antiquity as well as with the schedule of the events to be held in Rome. In the issue of November 2015, he has written about the importance of three monuments dating back to the so-called Imperial Age: the Anfiteatro Flavio, Meta Sudans and the so-called Colosso del Sole. Unsurprisingly, therefore, Diari di Cineclub pays tribute to two of the most extraordinary and sometimes troubling Italian Catholic figures: Don Lorenzo Milani (remembered in the issue that came out in March 2014) and Don Andrea Gallo (July 2014), both emblems of a Church which stands with the poorest. The attention paid to these symbolic men underlines that cinema is history itself. Meaningfully then the public debate on our recent history centres more and more around audio-visual products. Therefore, one thing that can’t be denied anymore is that cinema is always more interlinked with history and society, as Massimo Bernardini, a well-known tv host of Rai Storia, points out when he asks his guests for a film, a book and a meaningful place to help him explaining a specific moment or turning point in history. Although many critics and essayists share this belief, sometimes films still happen to be seen within the framework of the old notion of “Art for Art’s Sake”. Diari di Cineclub reaffirms its peculiar idea about cinema from issue to issue as well as it reiterates its originality by employing ground-breaking delivery methods. Alongside with its online website, indeed, it also reaches over 1400 film societies scattered all over the country, which belong to 9 Cinematographic Culture Associations which have been granted the ministerial status (Ficc, Uicc, Fic, Fedic, Cinit, Cgs, Ancii, Ucca, Csc). Besides, a huge role is also played by the so-called “virtual newsstands”, that is a digital newsstand service which regularly publishes a summary of the magazine’s last issue. Nowadays we can count around 60 newsstands, which are able to enhance communication between different socio-cultural spheres, such as multiple Catholic-oriented websites and the Sardinia Queer Short Film Festival, the first Sardinian festival entirely devoted to films which handle homosexual, lesbian, transgender, queer and bisexual issues. Therefore, it can be argued that Diari di Cineclub is bringing forward an important notion of pluralism in the most honest way, a notion of pluralism which is symbolized by the magazine’s Advice and Representative Committee, made up of three women and three men. Among the women we find Luciana Castellina, a left-hand Italian politician, Cecilia Mangini, one of the most important Italian documentarians and Giulia Zappi, whose main concerns are movies and dramas. Among the men we have Enzo Natta, who writes for “Famiglia Cristiana”, Marco Asumis, President of FICC, the most famous Italian film society, and Citto Maselli, a filmmaker who has always paid much attention to civic commitment. It is this incessant dialogue between different cultures which makes the battles that the magazine is bringing forward more and more trenchant. Many politicians, for instance, have been asked to take a position on the issue of government commitment to art. The issue published in October 2015 started an interesting debate about What reforms should the Italian cinematography go through?. Besides, Rosa Maria di Giorgio, senator of the Italian democratic party, directly took a stand in the debate, by presenting a bill concerning cinema and audio-visual means, of which she is the first signatory. Her input was accompanied by a note, written by Ugo Baistrocchi, whose ideas were not always in line with Dario Franceschini’s, in which he stated some Considerations and 10 advices for a new framework law for cinema and audio-visual means. A non-previously arranged contribution, published on the 12th issue and dating back to November 15, 2013, needs to be mentioned. It came from the then-President of the Republic, Giorgio Napolitano, who acknowledged the positive role played by film societies and said to be delighted for the tribute paid to his brother Riccardo, documentarian and President of the FICC, ten years after he passed away.
The strict relationships between cinema and nstitutions surely require a critical approach: Mibact’s and the Direzione Generale Cinema’s choices, are duly scrutinized and sometimes questioned. It is the case, for instance of the Fondazione Barbaro, who witnessed his poor funds being cut off in 2015. Three businesses at least are linked to this organisation, that is the publication of the historic magazine Cinemassesanta, the annual Premio Chaplin and the Library Umberto Barbaro, that gathers an astonishing number of cinema-oriented books and magazines. Although the reasons why funds were cut off are still unknown, attention has been drawn to this case, which has been discussed from the issue that came out in September 2015 on. Messages of support have come both from well-known intellectuals and from unknown people. Furthermore, many people took to heart the fate of the Library, which was worsened also by some City Council’s responsibilities. Indeed, its book collections have been split into two different and far away branches for a long time now and Diari di Cineclub has raised important proposals, which are being evaluated. As far as Cinemasessanta concerns, FICC committed itself to signing up several subscriptions to the magazine, whose quality never lowered despite a more and more restricted delivery service.
This strong interventionism in the cultural life of the country goes along with the need to address cinema in all its aspects. Therefore, strong emphasis is being put both on the most important events organized by the Associazioni Nazionali di Cultura Cinematografica and on the movies coming out in theatres. Moreover, books about cinema have been widely publicised, as to demonstrate that the Internet is not necessarily enemy of all the traditional ways of writing. Stefano Beccastrini, for instance, in the issue coming out in October, reviewed L’avventuriera di Montecarlo (Adelphi 2015), a collection of articles about cinema written by Joseph Roth. Cinema is also viewed through the lens of his ability to go beyond common places and stereotypes, especially concerning old-fashioned prejudices towards sexuality in a society often massively influenced by a patriarchal belief system. Indeed, multiple films recently handle issues related to the Lgbtqi universe, suggesting that otherness is a value rather than a problem. This belief is underlined by two important festivals, the Sardinia Film Festival and the Valdarno Cinema Fedic.
The Sardinia Film Festival takes place in the Università di Sassari thanks to the joined efforts of university teachers and students, who often study or teach in the local Istituto di Belle Arti and are members of a pre-selection Jury. It is this Jury who will scrutinize more than 1000 films coming from at least 58 different countries every year. Diari di Cineclub contributes also to the arrangement of the Valdarno Cinema Fedic, a festival which takes place in San Giovanni Valdarno, in the province of Arezzzo, and plays an important role in spreading independent movies all over the country. Despite the poor press and tv coverage, these events are among the most important means of circulation of films in Italy and they also take advantage from the fact that, being minor festivals, they have more freedom of choice in almost every field. Unlike certain media reports, Diari di Cineclub always tries, together with other specialized magazines, to valorise these festivals and the efforts they make. It is undeniable that nowadays huge festivals such as the Mostra del Cinema di Venezia are often too largely influenced by the latest fads, as Marco Müller demonstrated when he decided to screen many trash movies, following a purely carefree trend that dismissed the proper analytical approach that the “seventh art” deserves. Perhaps minor film festivals benefit from the fact of not being under the media spotlight. Therefore, they turn out to be authentic and valuable meeting places which allow the screening of dynamic and vital independent movies that are able to captivate the attention of everyday people. This is the assumption that encourages Diari di Cineclub to move on in its innovative and pioneering approach to cinema.
Diari di Cineclub may be downloaded from www.cineclubroma.it and from more than 100 websites. Write to diaridicineclub@gmail.com to take out a free subscription to the magazine.
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