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Viaggio tra immagini, musica, e quattrocento (e più) spettatori

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Riflessioni di una scrittrice sulla serata finale del 5° Firenze Film Corti Festival

 

(maria rosaria perilli*) C’è un leggero fresco, stasera, e il tramonto di giugno rende il cielo di un rosa conquistatore. Mentre entro frettolosamente nella piazzetta delle Murate guardo l’ora, e andando avanti rischio pure di inciampare. Ma non sui tacchi quindici sui quali sono arrampicata, piuttosto su un tizio che se ne sta disteso a terra con la lattina di Coca tra le mani e la sigaretta penzolante tra le labbra. Ma non poteva sedersi? mi chiedo piuttosto urtata. Poi allungo lo sguardo e concludo che no, non poteva sedersi, né sulle sedie, né sui muretti. Non avevo mai visto questo posto così pieno di gente, e dire che lo frequento da anni: una roba che sembra di stare sulla metropolitana di New York all’ora di punta.
Scavalco il tizio cercando di farmi largo per raggiungere il palco che mi attende e ci riesco solo 2018-06-16 - Rive Gauche - 2018 Firenze FilmCorti Festival-logofestival-93grazie a passi larghi, decisi, e una serie di movimenti verso destra, sinistra, girando in tondo fra i tavoli… insomma, potrei fare concorrenza a una contorsionista di professione. Bene, ce la faccio ad arrivare, benché dopo lunga gimkana, vinta, in realtà, anche grazie alla frase magica utilizzata per far spostare i più restii (mi scusino, sono di Rive Gauche…),  e trovo tutto pronto. E tutti. Stiamo per iniziare, allora, nella breve attesa, mi diverto a contare il numero degli astanti: uno, due, tre, dieci, cinquanta, cento, duecento, quattrocento… Quattrocento??? Sì, sono proprio quattrocento, forse anche qualcuno in più. Quelle donne coi vestiti glamorous, ad esempio, non mi pare di averle incluse, e neppure il tipo con la barba e gli occhiali. Li guardo e mi piacciono, tanto allegri, attenti, una moltitudine di appassionati consapevoli del fatto che perdere una simile occasione è da considerarsi delitto.
«Bravo, Marino! Stai onorando questa città con un’iniziativa senza precedenti che ha ospitato i maggiori creativi del cinema indipendente! Ti siamo infinitamente grati. Firenze ha bisogno di qualità e tu sei un messaggero di buone notizie».
Una voce molto conosciuta interrompe i miei – per niente filosofici – pensieri. Mi volto. È il mio editore, Ennio Bazzoni della Nardini, il quale abbraccia e si complimenta col professor Marino Demata, presidente di Rive Gauche, l’Associazione Culturale che ogni anno organizza questo Festival. Il Demata appare orgoglioso, soddisfatto, ricambia l’abbraccio annuendo e ringraziando e poi sale sul palco. Con lui l’eccellente e insonne Direttore Artistico Enrico Le Pera, al quale si deve in gran parte il salto di qualità del  Festival di quest’anno, e la presentatrice, cioè io. Sarò una donna fortunata, eh?
Iniziamo. La mia breve introduzione, a cui fa seguito la successione di attori, registi, targhe e medaglie, proiezioni e motivazioni, il fotografo che, poverino, deve trovare l’inquadratura migliore muovendosi tra quattrocento (e più) persone, l’odore caldo delle pizze appena sfornate e quello brioso della birra nei boccali, le tante luci artificiali e quella della luna si mescolano e confondono conferendo al luogo un’atmosfera bellissima. Così come bellissimo è il film vincitore. Molti, dal pubblico, si alzano e si avvicinano a noi – abbiamo ormai lasciato il palco – per altri ringraziamenti e complimenti: «Una serata meravigliosa! Splendidi, i film, tutti!» Qualche: «Marino, grazie!» ci giunge un po’ urlato da parte di chi non è riuscito a superare i quattrocento (e più) spettatori (beh, a loro non era concesso usare la frase magica… mi scusino, sono del Festival) mentre ottocento (e più) mani, tra cui le mie, battono entusiaste l’una contro l’altra, e applaudendo penso a quanto Ingmar Bergman avesse ragione nell’affermare2018-06-14 - Rive Gauche - 2018 Firenze FilmCorti Festival-62 che: «Non c’è nessuna forma d’arte come il cinema per colpire la coscienza, scuotere le emozioni e raggiungere le stanze segrete dell’anima».
Coscienza. Emozioni. Anima. La mia è stata raggiunta da queste immagini, proprio al centro, come da un colpo sparato da un fucile di precisione (si colpisce con un colpo, no?), e guardandomi intorno mi accorgo che la mia anima è in buona compagnia, ossia di quelle dei quattrocento (e più) spettatori, adesso pronti allo spettacolo di Antonio Aiazzi, detto “il Marchese”, già componente del gruppo musicale fiorentino dei Litfiba.
Esiste forse un modo migliore per chiudere la serata? Affatto. Ci garba di molto ascoltare la musica de “il Marchese”, conferisce al tutto un’aria di… nobiltà.
Che non guasta mai.

* Maria Rosaria Perilli, scrittrice, poetessa, critico letterario e redattrice, nata a Policastro Bussentino (SA), vive a Firenze.Ha pubblicato, con Nardini editore di Firenze, diversi libri, ha vinto numerosi Premi letterari in tutta Italia. Insegna scrittura creativa ai vari corsi promossi dall’Associazione Culturale LiberPop, di cui è Presidente, si occupa della presentazione di libri ed è curatrice di antologie.

 

 

 

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